Salgono su tacchi altissimi, vestite per stupire, attillatissimi jeans, quando possono permetterselo, e vengono a "discutere" i loro "elaborati" terminali, che una volta si chiamavano "tesi". Quando il correlatore fa loro qualche rilievo preciso, si guardano bene dal controllare l' "elaborato", infatti non è cosa loro, e ciò non significa che non l'abbiano "scritto", significa, molto più drammaticamente, che tra loro e l' "elaborato" c'è un rapporto di estraneità. I colleghi benignamente descrivono le caratteristiche generali degli "elaborati", poi, quando la candidata, oscillando sui trampoli, è uscita con i suoi cari nell'atrio, ne sparlano, ma sempre alla fine proponendo di alzare il punteggio di due tre punti. Lo sfacelo e l'ipocrisia di tutto questo duole molto. I colleghi sono di fatto omertosi, non c'è un termine migliore.
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Non so perché stavolta mi hanno dato da leggere delle tesi vacuologiche, era da più di un anno che me ne tenevano fuori, sarà un caso, sì, comunque giorni or sono ho partecipato ad una seduta, avevo letto una tesi spaventosamente scritta, orrendamente composta, priva di ogni interesse, su un certo vacuologo del secolo scorso, trattato dall'infelice laureando come se fosse un contemporaneo: naturalmente le tesi che si producono a Vacuologia (Civitarotta University) sono tutte acritiche, ottative ed ottimistiche (a parte qualche ipocrita "purtroppo" gettato qua e là nel testo), questa pure ... I due colleghi che l'hanno presentata si sono scandalosamente tenuti fuori da ogni accento critico, pur sapendo benissimo che razza di boiata stessero spingendo alla laurea. Perché, ho saputo, il candidato sarebbe un cosiddetto caso umano di lungaggine e incapacità, quindi da aiutare. Com'è ovvio io non ho infierito sulla tesi, in effetti certi asini bisogna stopparli prima,...
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C'informa un amico, docente nell'università di Firenze, di un fatto straordinario: incapace di lavorare a certe pratiche internettiche a causa della sua venerabile età (è prossimo al pensionamento per vecchiaia, l'amico), fatto oggetto, dalla maggior parte dei colleghi, d'indifferenza, mai d'interessamento, è stato raggiunto da una telefonata dal Palazzo; in breve: una Signora Funzionaria gli ha fatto presente di essere stata informata delle di lui difficoltà (...) esattamente da un collega premuroso (...) che le aveva segnalato il caso triste di un vecchio collega (il nostro amico) incapace di entrare nei ed uscire dai labirinti internettici. Di essere disposta ad aiutarlo, ha detto la Funzionaria. Il nostro vecchietto è andato dunque nel Palazzo dell'università fiorentina, sito nella piazza intitolata a "San Marco" (...)e, grazie ad una impiegata dipendente della suddetta Funzionaria, ha risolto i suoi problemi, sembra (...). Fa notare tuttavia il no...
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Gli amici fiorentini ci passano una delle pagine locali di Repubblica, che gentili! Troviamo in essa che il Rettore dell'Università ha avviato una indagine in merito alla attività di ricerca e d'insegnamento di un certo Professor Ruggiero, della Facoltà di Scienze, biologo o medico noi non sappiamo, il quale, insieme ad altri scienziati, sostiene l'ipotesi che tra il virus HIV e la sindrome di immunodeficienza acquisita (SIDA) non vi è un rapporto causale diretto, e propone un farmaco di cui noi comunque non sappiamo niente; infatti siamo cultori non di biologia, ma di Arte dei Giardini Mentali, e proprio per questo siamo attratti invece da questa visione "acausale" dei nessi tra il virus HIV e il SIDA, che ci ricorda la nexologia debole di C.G.Jung, teorico della cosiddetta sincronicità. Vi sarebbe dunque, secondo quest'ultima suggestione junghiana, un nesso sincronicistico, "acausale", tra HIV e SIDA. Tuttavia non vogliamo tediare i nostri pochi ...
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Lettera aperta al Professor Costanzo Ugov, Rettore magnifico dell'Università di Civitarotta: Illustre Professor Costanzo Ugov, L'anagrafe delle pubblicazioni prodotte dagli studiosi dell'Università di Civitarotta, imposta dai Suoi uffici un paio di anni or sono anche ai meno acculturati in fatto di tecniche burocratico-informatiche, consentiva agli studiosi di inserire (in neolingua "caricare") in quel magazzino immateriale della scienza praticamente ogni loro "titolo", pubblicato e non pubblicato: il sottoscritto ritenne plausibile inserire nell'anagrafe anche i suoi diari giovanili, conservati fin lì in un baule di ebano, tuttavia all'ultimo momento pensò che i suoi diari giovanili non meritavano una simile punizione, e rinunciò. In un secondo momento, egregio Professor Costanzo Ugov, i Suoi uffici provvidero a "ripulire" l'anagrafe, probabilmente perché molti studiosi non avevano avuto gli scrupoli del sottoscritto, ed aveva...
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Sul quotidiano La Repubblica l'altro ieri una pagina era dedicata alla cattiva conoscenza della lingua italiana (scritta) da parte di un credibile campione di studenti impegnati, nel 2011, con l'esame di maturità: diciottenni arrivati ad una svolta importante dei loro studi. Costoro, secondo la rilevazione, scrivendo usano poche parole, di molte ignorano il significato, commettono errori di grammatica e sintassi, ma, soprattutto, non sanno ragionare per mezzo dello scritto, non sanno scrivere per mezzo del ragionare. Leonardo Sciascia sosteneva che "l'italiano è il ragionare", ed aveva perfettamente ragione. La colpa della situazione tremenda dell'italiano (anche parlato) in Italia è della scuola. Ciò detto, bisogna riflettere sull'ipotesi che la situazione "compito scritto per l'esame di maturità" possa aver influenzato negativamente la prestazione di non pochi studenti. Per avere un quadro completo servirebbero testi meno "imprigionati...
Alien
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Da almeno venticinque anni, ogni volta che mi convinco a partecipare ad una riunione "amministrativa" con i miei colleghi (alieni cui paio un alieno), dopo devo spendere ore, se non giorni, per rientrare in me e nei miei interessi, studi, scritti, letture. Logicamente negli ultimi dieci anni la situazione è peggiorata, a causa della presa del potere degl'informatici e dei loro "sistemi", cui tutto rischia di essere subordinato.