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Sparare o sparagnare

Durante una trasmissione tv fiorentina uno dei convenuti ha mostrato di credere che l'attributo "sparagnina" abbia a che fare non con l'avarizia ma con l'atto di sparare.

Scrittura creativa

Un ventisettenne italiano diplomato, già studente universitario per qualche anno, ha scritto un sms alla sua terapeuta così fatto: "l'ha spalla mi fa ancora male". Il giovane è iscritto ad un gruppo di scrittura creativa. Difficile credere che l'errore colossale sia opera del cellulare. Il suo autore dovrebbe andare a nascondersi. Il caso riportato suggerisce che taluni soggetti parlanti italiano hanno con la stessa lingua, quando è scritta o da scrivere, un rapporto di estraneità, quasi fosse straniera. Il caso riportato è mostruoso e probabilmente eccezionale, ma gli errori su "a" (moto a luogo: gli asini scrivono "vado ha casa") o su "ha" (verbo avere: gli asini scrivono "mia madre a sessanta anni") sono frequenti, come è frequente il pazzesco "ce" al posto di "c'è".  Su, allegri!
Si ha un motivo almeno di sentirsi contenti dell'età che si ha, avanzata assai: non abbiamo a che fare con la scuola né come allievi né come insegnanti né come genitori, e nonni non siamo. Che bello!

Medicomania e dintorni

I test di ammissione all'università possono dispiacere nella forma e nella sostanza, ma rispondono a necessità pratiche e tentano quella selezione che la scuola non sa realizzare. I migliori studenti con cui ho avuto a che fare furono, nella prima metà degli anni novanta, quelli durissimamente selezionati per essere ammessi al corso di laurea in psicologia a Firenze, forse fu un caso, ma non credo. In altri Paesi ci si iscrive liberamente, ma si perde il diritto a passare al secondo anno nel caso di non superamento degli esami del primo. I test costano, quindi sono anche un affare per chi li organizza. Si vendono manuali eccetera. Sono un business, insomma. Anche ciò è rognoso. Marginale domanda: cos'è mai questa foia di iscriversi - decine di migliaia - a medicina? Che cosa si vuol "curare"?

Deportazione dei docenti giovani

La mossa del governo di spostare docenti a centinaia di chilometri di distanza da dove risiedono con pochi giorni di avviso, e con un anno di tempo per il sì o il no definitivo (il no comportando la perdita della posizione in graduatoria) è di una stronzaggine colossale. I docenti giovani guadagnano sui mille e trecento euro al mese. Non sono contro il cambio di sede in nessun caso, scuola o non scuola, anzi: ma questa è deportazione di massa e ricatto vile, dati i redditi di cui si tratta. Furbino, Renzi, che così mobilita pure la bile sterminata che il popolino asino nutre per gl'insegnanti. Se diranno no. Demagogo da strapazzo.  Auguri, ragazzi e ragazze che avete il coraggio di fare scuola!

L'uomo che scambiò la neurologia per una fiction

E' morto Oliver Sacks, cui dobbiamo molti libri istruttivi ed appassionanti che hanno il merito di avvicinare alla neurologia anche chi non possiede una formazione scientifica. Sacks ha attirato l'attenzione di molti appassionati della psiche sull'importanza del funzionamento del cervello in ciò che gli umani fanno o non fanno. Sacks è stato un medico ed insieme un umanista in un'epoca in cui la medicina si allontana dall'umano per sprofondare nel biologico. Ho tuttavia l'impressione, avendo letto diversi libri di Sacks, che la sua fama e la sua fortuna di scrittore lo abbiano avvicinato a casi clinici dei quali forse non tutti avevano la consistenza necessaria per essere presi sul serio dal punto di vista scientifico, un punto di vista che rimane decisivo se non vogliamo trattare Sacks soltanto come un creatore di storie.  Non di rado ho pensato che, leggendo Sacks, dovevo "sospendere l'incredulità", ciò che non è il massimo per storie che rest...

"Narrativa"

Da anni persone della politica e del giornalismo, se basta, sembrano insistere su un concetto in fondo banale: l'importanza della qualità delle narrazioni  (story telling) in merito a questo o quell'argomento di pubblico interesse, importanza che non di rado sembra prevalere sui "fatti". Tutti sanno che il modo come racconti può esaltare o deprimere la cosa raccontata. Capita che si raccontino bene delle balle, però. Non è questo che ora m'interessa, lo è invece l'uso del sostantivo "narrativa" che politici e giornalisti, se basta, fanno. In italiano il sostantivo "narrativa" si riferisce a racconti e romanzi, ragione per cui usarlo al posto di "narrazione" è sbagliato. "Narrativa" (lo usava ieri sul Corriere un notista politico a proposito delle bischerate che spara Renzi) è una traduzione non accurata, in questo caso, dell'inglese "narrative". Non è colpa dell'inglese...