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Foibe e dintorni.

Le foibe (dal friulano; dal latino fovea ) sono profonde cavità verticali di natura carsica (il Carso è un territorio sito nel nord est d'Italia, illustrato dalla prima guerra mondiale, per noi iniziata nel 1915 e terminata nel 1918). Se ne trovano molte in Istria, la grande penisola, bagnata dal mare Adriatico, che si trova a est sud-est di Trieste. Esse, è da credere, rappresentano una forte tentazione. L'Istria, dopo gli accomodamenti stabiliti tra le "potenze" vincitrici della suddetta guerra, fu assegnata al regno d'Italia e fu quindi governata dagli italiani, che, insieme a sloveni e croati, la abitavano. E fu "italianizzata" durante il fascismo (1922-1943; 1943-1945), a discapito delle altre componenti etniche. Durante la seconda guerra mondiale fu occupata militarmente dalle truppe tedesche e dalle truppe italiane, alle quali si oppose la resistenza dei popoli slavi, guidata dai comunisti.  Alla fine della guerra (1945) l'Istria fu assegnat...

La macchia umana

La mia quarta lettura di Philip Roth, dopo L'umiliazione, Lamento di Portnoy, Il fantasma esce di scena , sarebbe stata La macchia umana , sennonché circa a metà  ho dovuto interrompere la fatica che stavo portando avanti, diciamo così, per senso del dovere. Dovere? Sospetto che P.R. venisse remunerato un tanto a parola, del resto non sarebbe stato il primo né l'ultimo. Anyway, arrivato alle considerazioni che una giovane donna, declassata, divorziata e amante dell'anziano protagonista, fa in merito alle cornacchie , mi sono arreso, dal momento che la vita è breve. Per chi non fosse al corrente dell'intreccio, si tratta di un intrigo tra il narrativo, il sociologico e il politico * di cui il protagonista, un professore universitario specializzato in classicità greca e latina, ma anche, come accade, impegnato nella nobile arte di presiedere una facoltà, o un campus, non saprei, è un negro** dalla pelle chiara che, per opportunismo, si finge bianco e, a un certo moment...

I Protocolli dei savi di Sion

Per farsi notare, un senatore del M5S ha criticato nei giorni scorsi la prepotenza delle grandi banche attribuendola ad una inclinazione ebraica - e citando I protocolli dei savi di Sion . Ci è riuscito, almeno stando ai media che io seguo, attirandosi anche la scontata rampogna di un alto papavero della cosiddetta comunità ebraica, com'è noto da sempre internazionalmente estranea al mondo dei soldi. Io credo che la maggior parte di coloro che accennano ai Protocolli , affrettandosi ad aggiungere che "si tratta di un falso messo in giro dalla polizia politica russa", ai tempi degli zar, circa cento anni or sono, non l'abbiano né aperto né letto. E' dunque il momento di andare in libreria o in biblioteca e chiedere il volume curato da C. De Michelis intitolato La giudeofobia in Russia , edito da Boringhieri, nel quale si trovano, insieme ad altri testi "giudeofobici", i Protocolli , nella traduzione del De Michelis stesso. Si tratta di un testo che mett...

La passione dei tedeschi per l'arte figurativa

Di recente si è tornati a parlare di un'opera che manca dalla galleria degli Uffizi di Firenze oramai dai tempi della presenza armata (ostile) dei tedeschi in Italia dopo l'8 settembre 1943; si tratta di una cosiddetta natura morta che fu sottratta da un soldato tedesco - in verità non dagli Uffizi, ma da un luogo dove era stata messa "al sicuro". Orbene, i media che io seguo, altri non so, continuano a parlare, in merito alla sottrazione, o furto, o bottino di guerra che dir si voglia (pratica quest'ultima connessa da sempre ai contesti bellici) di responsabilità dei "nazisti", con tale formula censurando la effettiva germanicità del fatto.  Sarebbe come dire, oggi, che gli interventi buoni o meno buoni della polizia italiana sono effettuati da leghisti - dal momento che è il capo della Lega Matteo Salvini ministro degli Affari Interni, ministero da cui dipende la polizia di Stato. O che i militari italiani impiegati all'estero a scopi buoni o meno...

Goethe con Proust

Di recente ho tradotto dall'originale I dolori del giovane Werthe r. Nel lavoro, lento e perciò attento ai dettagli, ho colto due accenti "proustiani", ragion per cui concludo che in Proust (1871-1922) v'è del Goethe. Ricorderò tre passi "proustiani" del Werther. Il primo: recandosi in carrozza ad un ballo insieme a due ragazze, Werther viene informato del fatto che Lotte, che i tre stanno andando a prendere, è fidanzata, ciò che lascia il ragazzo indifferente. Fulminato al primo sguardo, intriso nel miele della serata danzante, il ragazzo ode una signora ricordare maliziosa a Lotte un certo Albert. Chi è Albert?, lui chiede. E' il mio fidanzato, risponde Lotte. Orbene, Werther osserva che l'informazione, ora, messa in rapporto alla realtà relazionale creatasi tra lui e Lotte, vive di quella vita che prima, slegata da essa, non viveva.  Ciò è perfettamente "proustiano" - non dico geniale, dico proustiano. Il secondo: avanti nella storia ...

Arrigo Benedetti

Di recente ho letto tre libri di Arrigo Benedetti, lucchese vissuto nel secolo scorso, fondatore de L'Espresso eccetera, insomma giornalista, ma eccellente scrittore. Segnalo Le donne fantastiche , una raccolta di testi entro cui brilla una passeggiata lucchese tra la sera e la notte, oltre, è ovvio, al racconto dove due ragazze lavorano d'immaginazione e di parola. Segnalo Rosso al vento , viaggio di un diciottenne da Roma fino a Milano negli ultimissimi giorni della guerra, 1945. Da Piazza del popolo, faccio per dire, a Piazzale Loreto. Segnalo infine Gli occhi : un ministro democristiano dimissionario (causa figlio scavezzacollo) torna a Lucca a finire i suoi giorni ... Non conoscevo Benedetti, per fortuna non so quasi nulla delle sue imprese giornalistiche. E' stata una scoperta gradevole, direi che nelle sue pagine, certo scritte non da "primitivo", c'è una soggettività immaginale che ricorda Federigo Tozzi ... Nel non raccontare, nella reticenza, nel ...

Antonio Pizzuto

Stamane ho scoperto che uno dei miei librai, quello colto, non conosce il nome di Antonio Pizzuto. Non gliene faccio una colpa.  Pizzuto, vissuto nel secolo scorso, palermitano, funzionario dell'Interpol, ha lavorato di cesello letterario a varie opere, alcune delle quali di non facile lettura per il seguente motivo: l'obbiettivo (è una metafora) dello scrittore essendo molto o moltissimo ravvicinato all'oggetto del "racconto", non se ne riconoscono i tratti, dell'oggetto, e ci si perde nell'infinitamente piccolo, diciamo.  V. qui un mio post intitolato " Forma e sostanza in A.Pizzuto" (settembre 2020). Segnalo alla rinfusa Ravenna, Signorina Rosina, Il ponte d'Avignone, Si riparano bambole (sublime!). Non credo (biblioteche serie a parte) che siano difficili da reperire.