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Al confine di una potente soggettività

 "Giulia" è un film di Ciro De Caro fatto nel 2021 in tempo di mascherine, e già questo è interessante. A parte che non credo sia solo romano e dintorni il pubblico dei film in Italia, no? - la storia riguarda una giovane che è stata da poco lasciata dal fidanzato e si arrabatta ad alzare qualche soldo in un centro anziani, chiuso poi a causa della gestione del covid che tutti abbiamo conosciuto. In compenso Giulia entra in contatto con un paio di squinternati suoi simili che la ospitano. Viaggia leggera, raccatta cose, le rivende, transita al confine di una potente soggettività, la sua. I tre vanno al mare. In un certo modo il film mi riporta a certe esperienze degli anni sessanta, tutto è cambiato, qui non "la ragazza con la valigia" abbiamo, o una che "io la conoscevo bene", no: una con lo zainetto che alla fine da sola, liberato un cavallo da un recinto, trova un'acqua marina tranquilla e si inabissa. Fine del film. Splendido, ottimi attori, Giulia...

Lavoro italiano in Germania prima e dopo il 1943

 Il giornalista Ricciotti Lazzero circa trenta anni fa pubblicò per Mondadori Gli schiavi di Hitler , una ricerca sui lavoratori italiani in Germania prima e dopo l'8 Settembre del 1943, data dell'armistizio firmato dall'Italia, già alleata con la Germania, con gli Angloamericani. Se prima di quella data i nostri connazionali avevano - volontari - lavorato in Germania come membri di una nazione alleata, dopo essi divennero membri di una nazione dai tedeschi ritenuta - non a torto* - traditrice, con le conseguenze peggiori per la loro permanenza in Germania. Dopo l'8 Settembre del 1943 i tedeschi in Italia, divenuta terra nemica, fecero prigionieri enormi quantità di soldati dell'esercito italiano e di uomini validi e li mandarono forzatamente a lavorare in Germania. La ricerca di Lazzero mostra che dal 1943 alla fine della guerra, 1945, per i nostri numerosissimi connazionali il lavoro forzato agli ordini dei tedeschi fu un inferno e un mattatoio. I sopravvissuti to...

Alessandria in Egitto ... anni Trenta

  Credendolo opera di Gerald Durrell, di cui diversi anni fa avevo letto con interesse La mia famiglia e altri animali , ho comprato usatissimo Justine  (1957), di Alexander Durrell, suo fratello. A casa mi sono accorto subito della svista, comunque ho dato inizio alla lettura. Si tratta di un romanzo che racconta in prima persona le vicissitudini di un giovane non in soldi con una danzatrice nei ritagli di tempo prostituta, e con una incantatrice ebrea  dedita a tradire senza sosta il ricco marito arabo. Alla fine della storia, che si svolge ad Alessandria in Egitto poco prima della seconda guerra mondiale, il narratore ha la danzatrice, Melissa, morta di tbc, e Justine, l'incantatrice, in un kibbutz*.  Si cura della bambina di Melissa, nata da transiti di lei nel letto del marito di Justine.  A un tratto ho pensato alle Affinità elettive , con Justine* al posto di Ottilia, ma lascio subito tale traccia perdersi nel deserto per tornare in Alessandria, soggetto ...

Meravigliose bolle di sapone

 I sogni non distinguono tra vivi e morti e li fanno agire insieme   ... vedo un Tito Provvedi giovane e forte informarmi sullo stato di malattia di sua moglie Elda ... logicamente del suo linguaggio medicoide non capisco un'acca ... anche perché sono mentalmente occupato a organizzare il restauro di una Triumph 350 ...  una nuova servetta latino americana che non entiende la nostra lingua si aggira per casa ... sono distratto, ma non tanto da non scorgere, transitando lungo un corridoio, l'amico Berna in piedi, chiuso in una stretta giacca a doppio petto, triste, davanti a lui un quotidiano spalancato e fermato per largo al piano del tavolino da una striscia di nastro adesivo trasparente ... mia madre intanto si barcamena ... tutti mi disturbano ... certo l'amico Tito è in forma smagliante! Ma cos'è che vuole in casa mia? Orbene, Tito è defunto da una ventina di anni, mia madre pure, quanto al Berna, vivo,  mi chiedo se la intrinseca coglionaggine del fissare ...

Cuccagna ovvero Schlaraffenland

 Chiamarsi Mann per uno scrittore era un pasticcio come chiamarsi Roth ... nel secondo caso Joseph deve rivoltarsi nella tomba perché lo si scambia per Philip ... davvero un duro destino! Di Heinrich Mann mi sono occupato qui di recente a proposito del famoso Angelo Azzurro ... ho trovato due altri romanzi, La piccola città e Il Paese di Cuccagna (Im Schlaraffenland) ... il primo si svolge in Italia, in un piccolo capoluogo direi umbro a noi lettori italiani mostrando in tutta evidenza il gusto di HM di scegliere cognomi curiosi/ridicoli/satirici per i personaggi ... ho comunque abbandonato la lettura circa a metà perché il modo non da aquila di narrare le storie che usa HM qui si incaglia in una quantità enorme di personaggi ... cittadina di provincia fine Ottocento, pettegolezzi e desideri s'impennano all'arrivo di una compagnia operistica ...  Im Schlaraffenland si svolge invece a Berlino, dove un giovane di bell'aspetto fa carriera mondana credendosi un poeta ... in...

Il castello di Cène

 Dalla lettura di uno dei testi che accompagnano Ritorno a Roissy , il seguito di Histoire d'O , ho ricavato l'indicazione di un romanzo intitolato Il castello di Cène, di Bernard Noel. Avuto con qualche difficoltà tramite la biblioteca comunale dell'Impruneta, lo ho letto senza ben comprendere la sua menzione nel contesto di cui sopra. Tradotto in un italiano che funziona, il romanzo tratta in modo poetico di un giovane che passa diverse prove sessuali d'iniziazione allo stato di sudditanza nel castello di cui il titolo, sito in una isola non lontana dal continente (africano?) e dominato da una signora misteriosa. Le descrizioni delle prove sessuali sono abili, coraggiose, crude, e mi pare che lascino poco da escogitare in fatto di multiformità e perversione. Ribadito che la Histoire d'O  c'entra poco con Il castello di Cène, è necessario notare che in appendice l'autore anima da par suo il contenuto di certe beghe da lui patite con la legge francese, risv...

Riassumere in terza persona

  Nel corso dei decenni mi sono accorto di poter alleviare certe mie pene raccontandomele in terza persona, di recente ho scoperto, occupandomi dei film e dei libri che "recensisco" in questa sede, di adoperare anche sfrontatamente lo strumento del riassumere, ed è stato naturale poi procedere a "riassunti" che riguardino me. Posso riassumere ciò che mi indispone, diciamo così, e metterlo in terza persona ... ne risulta un distacco che può sconfinare nell'ironia/autoironia ... invito chi legge a provare ...