Coraggiosamente, i responsabili delle 5 bocciature a Pontremoli le hanno ribadite, per quanto le pressioni su di loro siano state forti. Stanno restituendo energia alla scuola, mi rifererisco al significato di quel che accade a Pontremoli, non ai dettagli reali, che ignoro.
A proposito però di handicap comunicativi, e di ignoranza dell'italiano, genericamente indicati come cause delle bocciature pontremolesi, ricordo di aver dovuto esaminare, all'università, soggetti ignari della lingua italiana (che già gl'italiani sbertucciano), e soggetti afflitti da infermità che erano loro di gravissimo impedimento comunicativo.
I primi avrebbero dovuto essere esaminati, forse, in una lingua meno marginale dell'italiano, l'inglese? Ma col cavolo, che sapevano l'inglese. O il francese.
I secondi avrebbero dovuto essere esaminati secondo modalità certo diverse dal colloquio (per altro devastantemente obsoleto - anche se usato con non handicappati quasi tutti spiattellanti nozioni memorizzate). Tramite qualche strumento sostitutivo.
L'università di Civitarotta incamera i soldi delle iscrizioni degl'ignari d'italiano e dei "portatori di handicap" comunicativi (che sbavano invece di parlare, tanto per esser chiari) e lascia che a sbrigarsela siano i singoli docenti, i quali ultimi, per dire, non possono seguitare a bocciare un uzbeko timido che non ha imparato, dopo semestri, l'italiano, e finiscono con il promuoverlo con il 18.
I non parlanti a causa di ignoranza della lingua locale, o a causa del loro handicap, divengono così, umiliantemente, casi umani, procedono nella loro carriera universitaria e, qualche volta, si laureano.
A proposito però di handicap comunicativi, e di ignoranza dell'italiano, genericamente indicati come cause delle bocciature pontremolesi, ricordo di aver dovuto esaminare, all'università, soggetti ignari della lingua italiana (che già gl'italiani sbertucciano), e soggetti afflitti da infermità che erano loro di gravissimo impedimento comunicativo.
I primi avrebbero dovuto essere esaminati, forse, in una lingua meno marginale dell'italiano, l'inglese? Ma col cavolo, che sapevano l'inglese. O il francese.
I secondi avrebbero dovuto essere esaminati secondo modalità certo diverse dal colloquio (per altro devastantemente obsoleto - anche se usato con non handicappati quasi tutti spiattellanti nozioni memorizzate). Tramite qualche strumento sostitutivo.
L'università di Civitarotta incamera i soldi delle iscrizioni degl'ignari d'italiano e dei "portatori di handicap" comunicativi (che sbavano invece di parlare, tanto per esser chiari) e lascia che a sbrigarsela siano i singoli docenti, i quali ultimi, per dire, non possono seguitare a bocciare un uzbeko timido che non ha imparato, dopo semestri, l'italiano, e finiscono con il promuoverlo con il 18.
I non parlanti a causa di ignoranza della lingua locale, o a causa del loro handicap, divengono così, umiliantemente, casi umani, procedono nella loro carriera universitaria e, qualche volta, si laureano.
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