Sulle pagine fiorentine di un quotidiano nazionale scorriamo il risultato di un'indagine su quanto e che cosa leggono, in fatto di libri non scolastici, gli adolescenti della provincia. Leggono poco, pochissimo o nulla, le signorine leggono più dei signorini, i titoli sono a me, sessantacinquenne, sconosciuti, e ciò porta al punto meno scontato della ricerca: vi sarebbe una barriera, tra gli adolescenti e gli adulti, formata da due correnti contrapposte, da parte degli adulti quella dell'arroganza del lettore nei confronti del non lettore, da parte degli adolescenti (detti "nativi digitali")quella della diffidenza e dell'estraneità che costoro proverebbero nei confronti di chi non sguazza tra sms, cinguettii vari e social network. Intanto cominciamo a stabilire che anche tra gli adulti si legge poco, pochissimo o nulla, e che i titoli preferiti, stando alle classifiche di vendita pubblicate dai media, sono sconfortanti. Una persona competente mi suggerisce inoltre che, se l'indagine è stata fatta con il metodo delle domande, non c'è da fidarsi, infatti alcuni adolescenti ritengono di aver letto un libro anche quando ciò non è avvenuto secondo i modi dovuti. Quanto all'arroganza di chi ritiene di aver letto per esempio Guerra e pace e Il nome della rosa nei confronti dei giovani non lettori, unita alla sua eventuale incapacità di connettersi "al mondo" tramite i mezzi che la tecnica odierna "offre", bene: ciò indica un problema, quello della competenza in che cosa di chi, e quello del valore di quale competenza e di chi. Le due tribù convivono, ma una delle due, quella degli adulti, ha il potere, l'altra molti desideri. A parte questo: disprezzare chi non sa chi è Flaubert non è meno idiota della diffidenza nei confronti di chi ignora You Tube.

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