Sulle pagine fiorentine di un quotidiano nazionale scorriamo il risultato di un'indagine su quanto e che cosa leggono, in fatto di libri non scolastici, gli adolescenti della provincia. Leggono poco, pochissimo o nulla, le signorine leggono più dei signorini, i titoli sono a me, sessantacinquenne, sconosciuti, e ciò porta al punto meno scontato della ricerca: vi sarebbe una barriera, tra gli adolescenti e gli adulti, formata da due correnti contrapposte, da parte degli adulti quella dell'arroganza del lettore nei confronti del non lettore, da parte degli adolescenti (detti "nativi digitali")quella della diffidenza e dell'estraneità che costoro proverebbero nei confronti di chi non sguazza tra sms, cinguettii vari e social network.
Intanto cominciamo a stabilire che anche tra gli adulti si legge poco, pochissimo o nulla, e che i titoli preferiti, stando alle classifiche di vendita pubblicate dai media, sono sconfortanti.
Una persona competente mi suggerisce inoltre che, se l'indagine è stata fatta con il metodo delle domande, non c'è da fidarsi, infatti alcuni adolescenti ritengono di aver letto un libro anche quando ciò non è avvenuto secondo i modi dovuti.
Quanto all'arroganza di chi ritiene di aver letto per esempio Guerra e pace e Il nome della rosa nei confronti dei giovani non lettori, unita alla sua eventuale incapacità di connettersi "al mondo" tramite i mezzi che la tecnica odierna "offre", bene: ciò indica un problema, quello della competenza in che cosa di chi, e quello del valore di quale competenza e di chi.
Le due tribù convivono, ma una delle due, quella degli adulti, ha il potere, l'altra molti desideri.
A parte questo: disprezzare chi non sa chi è Flaubert non è meno idiota della diffidenza nei confronti di chi ignora You Tube.
Tradurre
Le traduzioni aiutano i lettori non poliglotti ad entrare in testi altrimenti ostici o impossibili, ciò vale certo per le opere scientifiche, saggistiche, e per la narrativa. Per quanto riguarda la poesia non vorrei leggere testi tradotti a causa del fatto che la lingua non è solo uno strumento della poesia, ma un suo scopo anche musicale, il quale in traduzione si smarrisce o viene snaturato. Ciò mi riporta a quella narrativa che non abbia la lingua solo come strumento, ma la abbia anche come scopo. Neanche tale narrativa vorrei leggere in traduzione. Tuttavia la leggo, magari tentando in un secondo momento di entrare nell'originale. Leggere poesia, d'altra parte, è talvolta arduo anche se è stata scritta nella nostra lingua! La poesia che usi la lingua solo come strumento semplicemente non è poesia, ma è prosa distribuita nella pagina a imitazione della poesia. La narrativa che abbia la lingua anche come scopo è la migliore, secondo il mio gusto, d'altra parte apprezzo u...
Commenti