Non sono uno studioso specializzato nelle istituzioni scolastiche o universitarie, sono stato per decenni uno studioso di Arte dei Giardini Mentali nell'università di Civitarotta, ciò significa che le mie opinioni sulla scuola e sull'università derivano dalla mia riflessione spontanea conseguente alle mie esperienze dirette o indirette (riferitemi da persone che hanno competenza privilegiata, ad esempio come genitori).
Ho iniziato a sentire che l'università cambiava, non perché avessi letto le diatribe sulla stampa in merito all'introduzione delle lauree triennali, ma perché ho visto con i miei occhi che gli studenti con cui stavo iniziando ad avere a che fare, dal 2001 più o meno, non avevano gli studi universitari al centro della loro vita, ma li tenevano alla pari tra le numerose loro attività (o passività).
Ho poi capito che la situazione era deteriorata quando, incredibilmente per me, mi sono trovato durante le mie lezioni a dover imporre agli studenti una condotta che mi permettesse di lavorare, infatti qua e là si faceva del casino, per così dire: ciò che mai mi era accaduto, neppure quando ero un ragazzo di appena quattro anni più vecchio dei miei studenti (1972).
Da ultimo, un paio di anni fa, ho capito che era finita, in quanto il cosiddetto casino non era più uno squarcio nella condotta generale dell'uditorio, ma la regola.
Sto andandomene con l'idea che ho sbagliato molto e molte volte, ma si è sbagliato anche contro di me, contro di noi, che negli studi universitari credevamo.
Tradurre
Le traduzioni aiutano i lettori non poliglotti ad entrare in testi altrimenti ostici o impossibili, ciò vale certo per le opere scientifiche, saggistiche, e per la narrativa. Per quanto riguarda la poesia non vorrei leggere testi tradotti a causa del fatto che la lingua non è solo uno strumento della poesia, ma un suo scopo anche musicale, il quale in traduzione si smarrisce o viene snaturato. Ciò mi riporta a quella narrativa che non abbia la lingua solo come strumento, ma la abbia anche come scopo. Neanche tale narrativa vorrei leggere in traduzione. Tuttavia la leggo, magari tentando in un secondo momento di entrare nell'originale. Leggere poesia, d'altra parte, è talvolta arduo anche se è stata scritta nella nostra lingua! La poesia che usi la lingua solo come strumento semplicemente non è poesia, ma è prosa distribuita nella pagina a imitazione della poesia. La narrativa che abbia la lingua anche come scopo è la migliore, secondo il mio gusto, d'altra parte apprezzo u...
Commenti