Non sono uno studioso specializzato nelle istituzioni scolastiche o universitarie, sono stato per decenni uno studioso di Arte dei Giardini Mentali nell'università di Civitarotta, ciò significa che le mie opinioni sulla scuola e sull'università derivano dalla mia riflessione spontanea conseguente alle mie esperienze dirette o indirette (riferitemi da persone che hanno competenza privilegiata, ad esempio come genitori).
Ho iniziato a sentire che l'università cambiava, non perché avessi letto le diatribe sulla stampa in merito all'introduzione delle lauree triennali, ma perché ho visto con i miei occhi che gli studenti con cui stavo iniziando ad avere a che fare, dal 2001 più o meno, non avevano gli studi universitari al centro della loro vita, ma li tenevano alla pari tra le numerose loro attività (o passività).
Ho poi capito che la situazione era deteriorata quando, incredibilmente per me, mi sono trovato durante le mie lezioni a dover imporre agli studenti una condotta che mi permettesse di lavorare, infatti qua e là si faceva del casino, per così dire: ciò che mai mi era accaduto, neppure quando ero un ragazzo di appena quattro anni più vecchio dei miei studenti (1972).
Da ultimo, un paio di anni fa, ho capito che era finita, in quanto il cosiddetto casino non era più uno squarcio nella condotta generale dell'uditorio, ma la regola.
Sto andandomene con l'idea che ho sbagliato molto e molte volte, ma si è sbagliato anche contro di me, contro di noi, che negli studi universitari credevamo.
Un matrimonio radicalmente sbagliato
Più di un secolo fa Sibilla Aleramo pubblicò il romanzo Una donna che ho riletto in questi giorni dopo che me ne aveva messo la voglia il libro di Sebastiano Vassalli su Dino Campana, La notte della cometa . In effetti ho ripreso in mano anche la raccolta degli scritti del poeta, Canti orfici , ma non è ora che intendo scriverne. Molti sanno che Dino Campana e Sibilla Aleramo vissero una esperienza amorosa dopo che lei aveva letto gli scritti di lui, ma non mi interessa scriverne. Il romanzo Una donna racconta in prima persona le vicende di chi, per motivi professionali paterni, si trasferisce da Milano a una cittadina "del Mezzogiorno", poi è costretta a lasciare, finite le elementari, la scuola e tuttavia volentieri si rende utile, prodigiosamente, nell'azienda diretta dal padre - adorato. La bambina diventa una adolescente che un collega d'ufficio corteggia non senza essere in qualche modo ricambiato con una certa complicità. Dopo reiterati tentativi il giovanot...
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