Annottamento
Non compro novità in fatto di narrativa - né ormai compro in genere libri di natura "scientifica". Compro da anni libri usati e spesso non più ristampati. Raramente mi rivolgo a biblioteche pubbliche. Davanti alle "classifiche di vendita" mi trovo dunque del tutto estraneo. E' possibile che mi perda qualcosa sia di narrativa italiana sia di narrativa straniera. E che non abbia il tempo per recuperare, data la mia età.
Leggo volentieri autori del novecento, soprattutto italiani. Seguo un metodo semplice: se incontro un autore noto, o che "mi dice qualcosa", lo prendo. Poi, se mi piace, cerco altre opere dello stesso autore, e così via. Sto recuperando il tempo perduto a causa di pregiudizi, di settarismo, di necessità di tenermi, ai tempi in cui lavoravo, aggiornato in campo "scientifico"? Forse.
Non mi fido delle recensioni che incontro sul giornale? Di più: non le leggo neanche. Del resto è in questione la mia piccola, irrilevante, vendetta contro un sistema che ha fatto di me uno scrittore ignoto ai più.
A proposito di opere "scientifiche": erano i miei strumenti di lavoro, un lavoro che facevo per guadagnarmi da vivere - magari con qualche piccola, rara, soddisfazione. Col cavolo che avrei letto il manuale di psicologia sociale di M. Hewstone e compagni, se non avessi dovuto "aggiornarmi": è solo un esempio. Da quando lo Stato mi ha messo in "pensione" non sento più né il bisogno di "aggiornarmi" né quello di "studiare". Dirò di più: non pochi libri "scientifici" li ho regalati in giro, per esempio alla biblioteca dell'Impruneta. Leggo (e magari studio) liberamente quello che mi pare.
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