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Le voci del mondo

Le voci del mondo , romanzo di Robert Schneider, è intitolato nell'originale tedesco Schlafes Bruder , che alla lettera significa "fratello del sonno".  In italiano la traduzione (Einaudi) dovrebbe essere "(la) sorella del sonno", è infatti in questione la morte, cui il sonno viene accostato, o paragonato, sennonché Tod (morte) in tedesco è maschile, per cui ecco spiegato quel Bruder (fratello). Pare che il romanzo, nonostante che a tratti presenti qualche difficoltà  per il lettore, come me, a digiuno di conoscenze tecniche e lessicali di musica, abbia avuto molto successo - internazionale. A parte il titolo, scelto forse per opportunismo commerciale, l'italiano della traduzione è buono, per cui la lettura è piacevole. In breve, si tratta della storia di un individuo dotato di genio musicale che, a causa del suo isolamento sociale e geografico, rimane sconosciuto e soprattutto non può confrontare le sue capacità con modelli colti. Il narratore della sto...

Erostrato

Nel caso che la versione di polizia, magistratura e media sul delitto avvenuto a Torino, dove un giovane marocchino con nazionalità italiana ha ucciso lungo il Po un giovane italiano a lui sconosciuto con una coltellata, sia veritiera, e a parte la spiegazione data dall'assassino, potremmo far ricorso esplicativo ad un racconto di Jean Paul Sartre, Erostrato , edito in italiano da Einaudi (Torino!) molti decenni or sono. Un tizio spara ad uno sconosciuto per strada, gli spara nella nuca senza neppure averlo guardato in faccia, perché ...  Leggiamo Sartre. Altrimenti rifacciamoci alla fenomenologia dell' Amok, evento descritto in referti etnologici dall'Indocina, da Giava, da Sumatra. Un tizio esce in strada e colpisce con una roncola chiunque si trovi davanti, finché qualcuno non abbatte lui. Del resto, un anno fa circa, un pensionato italiano, a Firenze, uccise con un'arma da fuoco, sull'Arno, un venditore ambulante africano che non aveva mai visto prima né sape...

Curzio Malaparte: nostalgia della comunità e mitopoiesi

Ho trovato una vecchia edizione (Vallecchi) di  Maledetti toscani , testo ripubblicato un paio di anni fa da Adelphi. La soggettività di Curzio Malaparte si applica ai nativi della Toscana, agli usi e costumi della Toscana, ed al paesaggio, incluso il paesaggio urbano toscano .  Malaparte parla certo di qualcosa che ha dentro di sé: il senso della comunità toscana, della differenza toscana, come le altre già ai tempi dell'uscita del libro in via di annientamento.  Maledetti toscani  costituisce una curiosità poetica, polemica, nostalgica, retorica, ed è inerente ad un mito . Riflettendo sull'ipotesi che in questione, nel libro, sia il mito , propongo che Malaparte abbia messo in atto una sorta di mitopoiesi - nel senso che i toscani sarebbero visti come una sorta di "popolo eletto", e sia pure entro il recinto della "maledizione". Il fondamento del libro è dunque il senso della comunità vista attraverso la lente del mito.

Memorie di una geisha - transito nella "valle oscura".

Memorie di una geisha di Arthur Golden è un lungo testo che probabilmente corrisponde a esperienze vissute e raccontate da una donna giapponese all'autore.  La finzione espone però una scena di questo tipo: una anziana geisha trasferitasi da tempo a New York narra la storia della sua vita a un accademico, conoscitore americano della cultura giapponese. Ciò implica che il testo proceda in prima persona.  In breve: una graziosa bambina proletaria che vive con la sorella, la madre, malata, e il padre, anziano, in un piccolo centro di pescatori, è venduta a un commerciante che, insieme alla sorella, la conduce a Kyoto e la rivende a una sorta di maitresse che gestisce una casa dove si istruiscono geishe. La sorella della protagonista, meno avvenente, viene avviata senz'altro alla prostituzione. Le due bambine si rivedranno solo in un'occasione. Poi, mai più. Nei primi anni la protagonista fa la servetta nella casa, successivamente, grazie alla sua avvenenza e alla particol...

Lucida Mansi

Lucida Mansi visse nella realtà del 17° secolo gran parte della sua esistenza a Lucca, dove morì a quarantatré anni colpita dalla peste, evento all'epoca tutt'altro che raro. Nella leggenda continua, certo a sprazzi, a vivere come donna di bellezza straordinaria e di spigliata vivacità erotica, sterminatrice di cuori e corpi maschili - indifferente alle piccinerie bigotte. Segnalo qui che nel suo romanzo Il passo dei Longobardi Arrigo Benedetti dedica il settimo capitolo della seconda parte a Lucida, seguendone la storia dall'infanzia alla morte. Benedetti, che anche ne Il ballo angelico propone suggestioni gustose circa le credenze religiose e superstiziose fiorenti in Lucchesia, qui accoglie la leggenda che vuole Lucida eternamente giovane nonostante il trascorrere degli anni per aver lei patteggiato con Satana; novella Giocasta, tuttavia, Lucida si unisce senza averne coscienza con un suo figlio dimenticato, così perdendo in una notte sola il privilegio dell'eterna...

Foibe e dintorni.

Le foibe (dal friulano; dal latino fovea ) sono profonde cavità verticali di natura carsica (il Carso è un territorio sito nel nord est d'Italia, illustrato dalla prima guerra mondiale, per noi iniziata nel 1915 e terminata nel 1918). Se ne trovano molte in Istria, la grande penisola, bagnata dal mare Adriatico, che si trova a est sud-est di Trieste. Esse, è da credere, rappresentano una forte tentazione. L'Istria, dopo gli accomodamenti stabiliti tra le "potenze" vincitrici della suddetta guerra, fu assegnata al regno d'Italia e fu quindi governata dagli italiani, che, insieme a sloveni e croati, la abitavano. E fu "italianizzata" durante il fascismo (1922-1943; 1943-1945), a discapito delle altre componenti etniche. Durante la seconda guerra mondiale fu occupata militarmente dalle truppe tedesche e dalle truppe italiane, alle quali si oppose la resistenza dei popoli slavi, guidata dai comunisti.  Alla fine della guerra (1945) l'Istria fu assegnat...

La macchia umana

La mia quarta lettura di Philip Roth, dopo L'umiliazione, Lamento di Portnoy, Il fantasma esce di scena , sarebbe stata La macchia umana , sennonché circa a metà  ho dovuto interrompere la fatica che stavo portando avanti, diciamo così, per senso del dovere. Dovere? Sospetto che P.R. venisse remunerato un tanto a parola, del resto non sarebbe stato il primo né l'ultimo. Anyway, arrivato alle considerazioni che una giovane donna, declassata, divorziata e amante dell'anziano protagonista, fa in merito alle cornacchie , mi sono arreso, dal momento che la vita è breve. Per chi non fosse al corrente dell'intreccio, si tratta di un intrigo tra il narrativo, il sociologico e il politico * di cui il protagonista, un professore universitario specializzato in classicità greca e latina, ma anche, come accade, impegnato nella nobile arte di presiedere una facoltà, o un campus, non saprei, è un negro** dalla pelle chiara che, per opportunismo, si finge bianco e, a un certo moment...